Nejada Dingu e Francesco Dose al FENS 2014

Francesco Dose davanti al suo poster:  ”Il neuropeptide ossitocina con il contributo della serotonina endogena facilita la locomozione in vitro indotta chimicamente nel midollo spinale neonato.”

Francesco Dose:
Siamo stati al Congresso della Federazione Europea di Neuroscienze, quest’anno si è tenuto a Milano al Centro Congressi MiCo. Sono stati cinque giorni densi di interventi di personalità, provenienti da tutto il mondo, di diversi campi di ricerca.

C’era tantissima gente.

Abbiamo seguito diversi seminari, uno, sull’optogenetica, mi è sembrato particolarmente interessante: è la capacità di indurre l’attivazione di neuroni specifici con l’utilizzo della luce. Si tratta di neuroni geneticamente modificati che si attivano grazie all’accensione di una luce.
E’ possibile indurre effetti inibitorio, eccitatorio…dipende dal tipo di neurone.

Perché ti ha colpito?
Perché penso che potrà avere molti sviluppi in futuro.

Può riguardare anche i motoneuroni?
Sì, sì, sarebbe molto bello sperimentarlo qui da noi.

Argomenti sul midollo spinale ce n’erano veramente pochi, c’erano alcuni poster sul treadmill per il recupero del cammino dopo lesione. Su 600 poster al giorno, due sessioni, non c’era quasi nulla sul midollo spinale. Più che altro gli argomenti vertevano sul comportamento, l’ippocampo, uso di droghe.

Avete avuto occasione di discutere con qualcuno sul vostro poster? Ha suscitato interesse?
Sì, diverse persone ci hanno chiesto spiegazioni, hanno preso appunti… c’è stato molto movimento.

Avete preso contatti con qualcuno?
Non precisamente. Una ragazza che sta facendo un lavoro con lo zebrafish per studiare la locomozione, mi ha detto che avrebbe adoperato l’ossitocina e quindi mi ha chiesto informazioni e si è fatta spiegare il poster, ha chiesto che cosa avrebbe dovuto aspettarsi. E’ stata una occasione per spiegare le proprie idee, per condividere le proprie conoscenze con altre persone.

Che cosa hai tratto dal congresso?
Si è trattato di allargare la propria capacità di vedere, di porsi in maniera diversa rispetto agli argomenti che trattiamo.

Nejada Dingu davanti al suo poster:  ”L’attività locomotorio-simile modula l’eccitabilità delle corna dorsali nel midollo spinale di ratto neonato”

Nejada Dingu, dammi la tua versione della vostra partecipazione al congresso.
E’ stata la prima volta che partecipavo ad un congresso di questa portata in materia di Neuroscienze.

E’ stato molto bello perché ti da l’opportunità di conoscere neuroscienziati provenienti da tutto il mondo, anche se era il Forum Europeo per le Neuroscienze. Hai la possibilità di conoscere gruppi che lavorano su cose diverse, c’è la possibilità di scambio, la possibilità di nuove collaborazioni.

C’è stato qualcosa di concreto in tal senso?
Di scambi sì, durante la sessione poster. E’ venuta tanta gente a chiedere chiarimenti e spiegazioni, prendevano appunti, magari qualcuno potrebbe anche contattarci.

Che cosa li colpiva di più?
La maggior parte delle persone mi ha chiesto di spiegare il lavoro, forse è un argomento che a loro interessa particolarmente o su cui lavorano. Ho cercato di fare del mio meglio.

Oltre la sessione poster c’erano i seminari. Il congresso era molto grande e forse un po’ dispersivo, gli argomenti interessanti si sovrapponevano quindi eri costretta a scegliere. Ho seguito seminari sui neurotrasmettitori e GABA, plasticità sinaptica, sinapsi silenti, potenziamento sinaptico. Ho seguito alcuni seminari sull’optogenetica e di elettrofisiologia su argomenti di base come plasticità, neurotrasmettitori, recettori.

Hanno presentato qualcosa di nuovo?
Non sul midollo spinale né sui network locomotori spinali. Il tutto era incentrato sul cervello, neuroscienze cognitive, genomica, staminali.

Si può fare il punto su cosa avete portato a casa?
Per me è stata una prima occasione per affacciarmi sull’ambiente delle Neuroscienze che è un ambito molto vasto e poi è l’occasione per accedere ad un atteggiamento diverso verso il proprio lavoro: persone che lavorano in altri campi ti possono porre domande alle quali non avresti mai pensato, si pongono da un’altra prospettiva.

Che cosa si prova a camminare con l’esoscheletro

Il 13 giugno 2014 si è svolto presso l’Ospedale di Palmanova il Congresso: Innovazione tecnologica e locomozione umana. Gli esoscheletri strumentati, che ha visto la  collaborazione tra l’Azienda per i Servizi Sanitari  N.5 Bassa Friulana, il Laboratorio di Bioingegneria Industriale Università degli Studi di Udine e il C.I.S.M di Udine. L’evento è stato realizzato dal dott. Marsilio Saccavini e dal prof. Paolo B. Pascolo.

Types of steam-driven vehicles and flying machines. Colour process print after Robert Seymour, ca. 1830 (Wellcome Library no. 36878i)

Sulla locandina viene spiegato l’obiettivo del convegno:
Biologia, ingegneria civile e industriale, pratica clinica e qualità della vita appartengono a settori apparentemente scollegati, ma che pongono al centro della riflessione un aspetto comune, che si formalizza attraverso un approccio olistico. Ci si riferisce a ricerche che pur al di fuori del mondo sanitario, offrono l’opportunità di conoscere e avvalersi di nuovi materiali o di nuove tecnologie come quelli derivati dall’industria aerospaziale, dall’industria chimica, da quella del design, dalla domotica. Va colto il vantaggio di ottimizzare queste conoscenze ai fini della diminuzione del disagio nei soggetti diversamente abili, essendo obbiettivo comune il miglioramento della qualità della loro vita. Questo convegno vuole esaminare un aspetto peculiare di questo mondo di opportunità concentrandoci sulla fruizione degli spazi nei soggetti che vivono un disagio motorio. Questa tematica porta a individuare uno specifico lavoro di tipo riabilitativo atto a migliorare la performance della persona,che consente di identificare ausili costruiti attorno al soggetto secondo la propria singolarità, intervenire in termini di logistica ambientale, esplorare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie con il fine di realizzare dispositivi di nuova generazione,come interfacce neurali, robotica con esoscheletri, altre opportunità di sviluppo ambientale. Per ultimo va ricordato che il nostro territorio necessita di dispositivi “speciali” ai fini della fruizione dello stesso, gli spazi sono complessi o tecnicamente difficili da affrontare: sono i luoghi storici di cui l’Italia è costituita.

Gli esoscheletri sono apparecchi cibernetici esterni progettati per proteggere o assistere chi li indossa. I ricercatori di Ekso Bionics non sono quelli che li hanno inventati: i primi prototipi sono stati sviluppati negli anni Sessanta dall’esercito americano in collaborazione con la General Electric per proteggere i soldati e per permettere loro di sollevare e trasportare grandi pesi senza fatica, anche camminando o correndo (una cosa tipo Ironman). Lo studio sugli esoscheletri è proseguito in Giappone e negli Stati Uniti, per usi militari, sempre con funzioni di protezione e assistenza nel trasporto dell’equipaggiamento, e per usi civili, per assistere le persone con menomazioni fisiche o disabilità e per supplire con strutture robotiche alle disfunzioni neurologiche e muscolari.

Nel pomeriggio c’è stata una dimostrazione pratica del cammino con l’esoscheletro grazie alla disponibilità di due volontari, paraplegici, cui, alla fine della prova, ho chiesto di raccontarmi sensazioni ed emozioni.

Valter Mahnic, il dott. Marsilio Saccavini e gli addestratori

Alla fine della camminata Valter Mahnic ha detto “Stanco ma appagato, soddisfatto”.

Che sensazioni si prova ad indossare tutto quel gabbione? E’ pesante? Non ci si sente ingombrati, legati?
No, all’inizio perchè sei confuso e distratto da tante sensazioni e poi devi stare attento al baricentro, allo sforzo che devi fare… ho provato le stesse sensazioni che ti da il Lokomat: l’imbragatura ti fa sentire sicuro, legato in modo giusto, ti da fiducia.

Che effetto fa guardare il mondo dall’alto?
Tu vuoi che ti dica che c’è una grande differenza. Per me sono due punti di vista, nessuno è quello giusto, dipende da come uno si sente bene, per me sono buoni entrambi.

Valter in piedi inizia la prova del cammino con esoscheletro

Comunque la postura eretta come ti ha fatto sentire?
Bene, il corpo la riconosce come “va bene”.

Ti è sembrato uno strumento utile per l’allenamento?
Sì, assolutamente sì soprattutto se usato presto dopo l’evento lesivo, se seguito bene e con un supporto psicologico.

Supporto psicologico? Perchè?
Perchè la sensazione di in piedi/seduto seduto/in piedi, per chi non è capace di gestire le emozioni, può fare male. Quando finisce l’esercizio torni giù e quindi una persona forse più fragile deve essere accompagnata, aiutata.

Ma vedi! Io avevo pensato che tornare a guardare il mondo dalla propria naturale altezza aiutasse a riacquistare equilibrio, psicologico, intendo.
Ad alcuni può fare benissimo, ma per quelli non mi preoccupo.  E’ importante che non faccia più male che bene.

Hai potuto percepire il passo che l’esoscheletro ti fa compiere?
Verso la fine dell’esercizio, quando ho preso confidenza con la macchina, ho sentito che stavo facendo il passo.
Eppoi io ho qualche percezione residua quindi sento il peso, per esempio. Secondo me comunque è più facile sentire tutte le sensazioni che provengono dal corpo quando hai imparato ad usare molto bene la macchina.

Hai trovato ingombrante il deambulatore?
No, da lassù ti appare piccolino. Ti aiuta a calibrare bene il passo.
Lo trovo un ottimo strumento, non so quanto migliore del Lokomat, le sensazioni sono molto simili, inoltre sul Lokomat non ti devi neppure preoccupare del fatto che devi fare attenzione al fatto che ti stai muovendo nello spazio, ti puoi concentrare di più sull’esercizio. Sono sensazioni, forse dovrei prendere confidenza con l’esoscheletro per poter fare raffronti più puntuali.

Però con il Lokomat stai lì, fermo…
Secondo me lo scopo riabilitativo non è di muoverti nello spazio ma di entrare nel movimento, dentro di te: che tu ti sposti o stia fermo è indifferente, l’importanza è fare bene il movimento, a questo andrebbe indirizzato chi lo usa.

A me sembra che la possibilità di spostarsi, di camminare sia un incentivo al suo utilizzo.
Io ho una forza di visualizzazione molto forte e sul Lokomat c’è anche lo schermo che simula lo spostamento nello spazio. Per me è facilissimo, posso benissimo immaginarmi in piedi e sentire le sensazioni  ai piedi senza alzarmi, è un lavoro di visualizzazione. Per me c’è poca differenza. Meno uno riesce a visualizzare più differenza può fare.

La camminata di Cristiano Picco

Poi abbiamo assistito alla camminata di Cristiano Picco. Anche a lui ho rivolto le stesse domande.

Che sensazioni si prova ad indossare l’esoscheletro? E’ pesante? Non ci si sente impacciati, legati?
Di sicuro ti senti legato, senti che ti sorregge.  E’ come essere sospesi, come se ci fosse una  impalcatura che sostiene il corpo. Devo dire che è una sensazione un po’ fastidiosa,  mi ricorda il cammino in sospensione.

Che effetto fa vedere il mondo dall’alto, dai tuoi 180 cm?
Anche per me come per Valter non è la prima volta che provo a stare in piedi: ho fatto la F.E.S. (Stimolazione Elettrica Funzionale) e ho adoperato per un po’ lo standing… Devo dire che il cambiamento di prospettiva mi ha dato una sensazione straniante: mi sembrava di avere i piedi molto lontani, piccoli, mi sentivo un gigante. Lo spazio intorno mi è parso più grande, la stanza più ampia.
Ho provato una grande sensazione di piacere, quasi di ebbrezza.
E’ da dicembre che non mi alzo in piedi, a caso ho lo standing ma lo uso poco.

Guardare gli altri negli occhi è un pochino diverso, vero?
Sì Rita! E’ inusuale, me ne ero quasi dimenticato ma è proprio bello vedere uno in faccia senza che si debba chinare. Guardare le persone negli occhi è bello. Quando sono seduto non ci penso è però vero che siamo sempre in una posizione scomoda quando entriamo in relazione con gli altri.

Dopo l’esperimento ritieni che l’esoscheletro possa essere uno strumento utile per l’allenamento, la riabilitazione?
Devo premettere che non sono stato molto fortunato: mi hanno fatto fare una prova di durata limitata perché ho una lieve flessione ad una gamba e una spasticità importante. La macchina faceva fatica a farmi compiere il passo, quindi non posso darti una buona risposta. Penso comunque, per quanto  riguarda l’allenamento, che il lavoro viene svolto tutto dalla macchina a differenza della F.E.S. dove sei tu che  con le tue gambe e i tuoi muscoli fai il passo. La F.E.S. mette in movimento i nostri muscoli. Quando la facevo con regolarità avevo le gambe toniche: gli elettrodi posizionati in punti precisi della gamba fanno contrarre i muscoli deputati al cammino. Mi pare che siano due cose molto diverse: la F.E.S. stimola il muscolo con una corrente a bassa intensità e lo fa contrarre, l’esoscheletro ti fa compiere un movimento passivo. Però sarebbe bellissimo averlo a disposizione, soprattutto in piccoli spazi, anche se hanno detto che per i costi e la gestione assistita deve essere uno strumento da usare in una struttura.

Stai immaginando una possibile futuro con l’esoscheletro, ti fa sognare?
I costi sono impossibili, abbiamo tempo davanti e forse avremo la possibilità di utilizzare questa macchina anche in ambienti domestici, chissà… I promotori dell’esoscheletro puntano ad un suo utilizzo ospedaliero.
E’ stata una bellissima esperienza, mi sento fortunato di aver avuto la possibilità di provarlo.
Mi fa specie che sia stato inventato per scopi bellici quando invece guarda che meraviglie può far sperimentare ad una persona paralizzata.

(La sera sono andata a vedere Edge of Tomorrow e tutti i soldati indossavano l’esoscheletro!!!)