Tamara Coslovich: la sua esperienza in Spinal

Tamara Coslovich

Ho incontrato Tamara Coslovich il 6 giugno 2013 l’ultimo suo giorno di lavoro al Laboratorio Spinal. Ha detto: E’ stato un percorso interessante, lavorare al laboratorio mi ha insegnato a puntare con autonomia sulla forza delle mie idee, mi ha fatta crescere.

La mia prima attività di Ricerca a Spinal risale al 2010, un’esperienza breve, di circa due mesi, ma molto ricca dal punto di vista formativo, infatti ho acquisito delle ottime capacità in registrazioni intracellulari estremamente complesse: tramite un microelettrodo di vetro, sono riuscita a registrare l’attività fisiologica dei singoli motoneuroni nel preparato sperimentale di midollo spinale in vitro di ratto.

Sono ritornata, chiamata da Giuliano Taccola, nel gennaio 2012, dapprima sostenuta con una borsa di studio finanziata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bagnaria Arsa (UD) e poi con un assegno di ricerca della SISSA, con l’incarico preciso di concludere il lavoro iniziato nel 2010. La tecnica, seppur complessa, è riemersa subito.
Ho proseguito un lavoro di Neurofarmacologia del midollo spinale. Giuliano Taccola nel 2010 aveva presentato un bellissimo poster con i dati preliminari e le immagini dei primi motoneuroni registrati al meeting annuale della Society for Neuroscience che in quell’anno si teneva a San Diego.

Registrando i motoneuroni abbiamo scoperto che ne esistono di due specie con diversa sensibilità agli agenti farmacologici selettivi di questa classe di recettori e quindi con caratteristiche intrinseche notevolmente diverse. Il lavoro di ricerca dell’elettrofisiologo è molto affascinante: sei davanti allo schermo del PC, da solo, e tutt’un tratto la cellula inizia a mostrare attività che prima non erano presenti… che meraviglia! Hai la percezione di essere dentro il Sistema Nervoso mentre sta lavorando.
E’ stato un lavoro di grande soddisfazione per cui sono contenta di chiudere in bellezza la mia esperienza con il laboratorio.

Ma è così difficile “prendere” un motoneurone?
E’ abbastanza complesso e anche per questo sono in pochi a farlo al mondo: inizia dal lavoro di isolamento del midollo in vitro che deve essere fissato secondo un orientazione specifica che varia in base all’età dell’animale e che permette di accedere verticalmente con un microelettrodo alla zona del midollo spinale dove sono contenuti i motoneuroni. E’ stato difficile da capire all’inizio: ovviamente l’enorme competenza e pazienza di Giuliano è stata alla base di tutto il lavoro. Durante i primi mesi mi è stato molto vicino così, piano piano, osservando che cosa e come faceva ho incominciato ad imparare. Ma la svolta nel mio lavoro si è verificata questa estate: Giuliano era preso da molte cose, doveva scrivere alcuni articoli e io volevo capire di più, essere capace di muovermi in maniera indipendente, ho incominciato a provare a fare da sola. Inoltre Giuliano mi ha dato una grande mano a mettere a punto il nuovo set up (postazione di registrazione elettrofisiologica) prima che arrivasse Vladimir dall’Irlanda, che avrebbe preso possesso della postazione su cui avevo lavorato fino allora. Al nuovo set up ho cominciato ad impadronirmi della conoscenza di tutte le strumentazioni che lo compongono e a conoscere le potenzialità del nuovo software.

Il tuo lavoro di ricerca come è proseguito?
Il mio apporto scientifico si inserisce all’interno di un progetto multidisciplinare di Neurofarmacologia, diretto a chiarire il contributo di una classe di neuro modulatori fino ad oggi scarsamente esplorata nel midollo spinale. È un lavoro che vede la partecipazione di diverse persone, un lavoro di equipe che ha viste riunite alcune tra le migliori competenze degli atenei del FVG.. Ci sono stati gli esperimenti extracellulari iniziali di Giuseppe D’Angelo, tesista dell’ Units e poi borsista post-laurea SISSA; c’è una parte di esperimenti di immunoistochimica condotti dall’Uniud e poi c’è la parte finale su fettine organotipiche all’Units. In questo lavoro il grosso degli esperimenti l’ho fatto io riuscendo a registrare e analizzare quasi 150 motoneruoni!!!

Ho collaborato anche ad altri studi con Taccola, Dose e Zanon.

Come ultimo esperimento a Spinal, il 28 maggio, sono riuscita a registrare un motoneurone per più di 5 ore: la traccia è stata subito analizzata e sarà utilizzata per introdurre, come prima e più importante figura, lo studio. Ho preso la cellula al primo colpo… che bella soddisfazione!

Questa tua abilità deriva da un anno e mezzo di lavoro e costante applicazione altre al fatto che hai una dote naturale…
Sì, registrare da singolo motoneurone identificato esclusivamente su base funzionale e senza nessuna visualizzazione della cellula, è molto difficile: c’è bisogno di tempo, di pazienza, buoni maestri e di una buona dose di testardaggine!!

A questo punto il tuo curriculum è piuttosto ricco…
E’ soddisfacente.
Ultimamente ho collaborato con il laboratorio della relatrice della mia tesi di laurea all’Units, e ho portato una ventata di innovazione a Trieste perché sono andata a testare l’onda rumorosa di Giuliano.

Il FListim?
No, il FListim è Fictive Locomotion derivato da registrazione di attività del midollo spinale del ratto in vitro invece io ho testato il REAListim: un’onda analoga ma registrata dall’uomo. Da un tracciato di attività elettromiografia registrata dal muscolo di un volontario durante il passo, Giuliano e Francesco hanno recentemente estratto un nuovo protocollo di stimolazione, analogo al FListim, che poi io ho utilizzato per stimolare i miotubi in vitro che sono delle cellule satelliti di muscolo coltivate in vitro. Anche con i miotubi non è stato un lavoro semplice: hanno delle membrane cellulari molto delicate e le tracce elettrofisiologiche non riescono a durare a lungo (di media 20 – 30 minuti). Per ovviare al problema “tempo” ho usato la tecnica del perforated patch clamp, ovvero all’interno della mia soluzione di pipetta ho inserito un antibiotico che buca la membrana del miotubo nella porzione del sigillo evitando la dialisi cellulare. Ho quindi confrontato gli stimoli classici di onda quadra che inducono contrazioni tetaniche (simile a quella utilizzata dagli attuali elettrostimolatori muscolari) con gli stimoli innovativi REAListim.

Quali sono le tue prospettive future?
Le porte sono aperte, potrei tentare di accedere al dottorato in SISSA: la ricerca è il lavoro della mia vita ma attualmente vivo una situazione un po’ complessa che comunque mi impone scelte diverse.
Ringrazio calorosamente tutte le persone che hanno lavorato al mio fianco in questo meraviglioso anno e mezzo. In particolare ringrazio Giuliano per la sua umanità e la notevole pazienza che ha avuto con me: oltre ad essere un ricercatore eccezionale è una persona splendida.

Ecco il link ad un altro articolo su Tamara Coslovich pubblicato su questo sito…
C’è un bel movimento al laboratorio SPINAL!

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