Patrizia Zanon ha concluso la sua tesi presso il laboratorio Spinal

Patrizia Zanon il giorno della laurea

Il 5 dicembre Patrizia Zanon si è laureata in Biotecnologie Sanitarie presso l’Università di Udine con 110 e lode. Ha svolto la sua tesi sperimentale dal titolo “L’ossitocina modula l’attività dei circuiti locomotori nel midollo spinale di ratto neonato in vitro”, presso il laboratorio SPINAL.

Patrizia, che avevo intervistato al suo arrivo al laboratorio, ci ha raccontato com’è andata.

“Ho iniziato concretamente ad aprile. Il periodo più fruttuoso è stato durante l’estate. Ho dovuto imparare tutto da zero, mi hanno insegnato tutto Giuliano e Tamara. Ho osservato molto e ho provato molto. Ho fatto due diversi tipi di esperimenti, intra ed extra cellulari. Negli esperimenti intracellulari bisogna cercare di penetrare il motoneurone attraverso la membrana con un elettrodo molto sottile e quindi si procede alla registrazione dei segnali elettrici. E’ un’operazione molto delicata, richiede una grande manualità.
Per le registrazioni extracellulari la parte più complicata, il punto critico del progetto, oltre alla messa a punto del preparato, consiste nel riuscire a stabilire un buon contatto elettrico delle radici dei nervi motori con gli elettrodi di registrazione.
Ho condotto esperimenti di farmacologia. I primi esperimenti hanno previsto l’applicazione di soluzioni con una quantità via via crescente della molecola che ho studiato: un neuropeptide che mi ha tenuto compagnia per tutto quest’anno. Ho fatto esperimenti anche con l’antagonista farmacologico, una sostanza che blocca selettivamente il recettore studiato e che ho utilizzato per verificare che l’effetto osservato sui circuiti neuronali del midollo spinale fosse dovuto in modo specifico alla sostanza in esame. Le osservazioni che abbiamo ottenuto sono molto entusiasmanti perché sembra che il neuropeptide sia in grado di interagire con i circuiti spinali in vitro, sia in grado di facilitare l’attività ritmica alla base della locomozione e generata dal midollo spinale. Il preparato è stato sottoposto contemporaneamente a stimolazione elettrica sotto-soglia e applicazione del farmaco: abbiamo avuto la comparsa dei cicli di locomozione fittizia in vitro. La cosa molto promettente è che il neuropeptide studiato a differenza di altre sostanze che già attivano o interagiscono con i circuiti in vitro, è una molecola che è già utilizzata in clinica ma con altre indicazioni. Partecipare alla Ricerca nel laboratorio di Neurofarmacologia applicata Spinal significa proprio questo: rivolgere gli sforzi della ricerca di base verso la comprensione del meccanismo di azione di molecole che potenzialmente potrebbero essere utilizzate in clinica. Quindi, a differenza di molte sostanze chimiche di sintesi utilizzate nella ricerca sperimentale come strumenti di indagine, quella che abbiamo studiato qui è già stata testata nell’uomo senza importanti effetti collaterali. Ovviamente solo nel caso in cui le nostre osservazioni fossero in futuro confermate dai successivi stadi della ricerca preclinica, la molecola potrebbe essere proposta per la stimolazione farmacologia dei circuiti locomotori spinali, magari in un trattamento multisistemico in combinazione con la stimolazione elettrica ed il training riabilitativo. Quindi non facciamoci illusioni, è solo l’inizio di un lungo percorso ma da qualcosa bisogna pur iniziare ed una buona idea, quando scrupolosamente validata dalla ricerca di base, può anche bruciare le tappe…
Quello che mi ha entusiasmato in questo lavoro di preparazione di tesi sperimentale per il corso di Laurea in Biotecnologie Sanitarie dell’Uniud, è stato proprio aver sperimentato una sostanza con la prospettiva di introdurre un miglioramento agli attuali protocolli clinici. Non posso dire che l’utilizzo del neuropepetide sia la soluzione per risvegliare i circuiti locomotori spinali dopo lesione, infatti, i risultati ottenuti in vitro potrebbero non essere replicati nell’uomo però mi piace pensare che il mio impegno sia stato finalizzato al tentativo di migliorare le condizioni di coloro che vivono con una lesione spinale.

Ho scelto di venire in questo laboratorio perché mi ha permesso di studiare il sistema nervoso ed in particolare il midollo spinale, perché era chiaro che il laboratorio Spinal mi consentiva di seguire studi di ricerca di base di alto livello.
Il lavoro nel laboratorio Spinal è molto impegnativo, d’altra parte qualunque lavoro fatto bene richiede molto impegno.
E’ stato un allenamento alla pazienza perché a differenza di altro tipo di esperimenti dove inizi al mattino e alla sera hai i risultati, qui, se hai fortuna, alla sera hai dei tracciati, le registrazioni. Il giorno successivo incominci l’analisi dei tracciati con elaborati software di analisi matematica e statistica. E’ un lavoro lungo perché per avere un certo valore statistico l’esperimento deve essere ripetuto più volte. Ci vogliono mesi per accumulare delle evidenze. E poi ci vuole fortuna, per chi è agli inizi, non sempre tutto funziona per il verso giusto!

Mi sono trovata molto, molto bene, è stata un’esperienza molto stimolante

Che cosa farai da grande?
Mi piacerebbe molto trovare un lavoro in cui poter partire dalle osservazioni delle ricerca di base ma per trovare delle applicazioni concrete.”

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