Francesco Dose al 15° Convegno Nazionale della Società Italiana di Neuroscienze

Francesco Dose davanti al poster

Francesco Dose, dottorando al primo anno del PhD in Neurobiology della SISSA, ha partecipato al 15° Convegno Nazionale della Società Italiana di Neuroscienze, quest’anno dedicato alla memoria di Rita Levi-Montalcini, che si è svolto a Roma dal 3 al 5 ottobre presso il centro congressi dell’Angelicum.

“Ho partecipato a tutti i tre giorni di congresso ed ho presentato i risultati di un nostro studio di ricerca nella sessione poster il 4 ottobre. Il poster che ho presentato si intitola “Electrical stimulation with noisy waveforms optimally activate the locomotoc CPG in vitro” e il mio nome è il primo delle firme. (CPG: la parte pensante del nostro midollo spinale, un insieme di neuroni, localizzato prevalentemente nella porzione ventrale del midollo lombare, che elabora un comando ritmico per l’attivazione automatica alternata dei due arti, e nella stessa gamba, di muscoli flessori ed estensori, e quindi la locomozione).
Il lavoro si basa principalmente sui dati raccolti e pubblicati nell’articolo del 2012 sul FListim e la sua capacità di cooperare con la stimolazione farmacologia per attivare il CPG locomotorio. E’ la proposta di un nuovo protocollo che prevede un approccio multisistemico di stimolazione congiunta del midollo spinale, sia farmacologica che elettrica per riattivare il CPG della locomozione in maniera migliore rispetto a quelli attualmente utilizzati.

Quali sono i vantaggi di un approccio multisistemico per riattivare il CPG?
In questo modo possiamo ridurre il dosaggio di entrambi gli stimoli senza perdere in efficacia, in pratica riusciamo a ridurre il ‘dosaggio’ delle sostanze farmacologiche e l’intensità dell’impulsi elettrici erogati.

Nel poster viene anticipato un lavoro che stiamo per pubblicare relativo a osservazioni sugli effetti modulatori di un neuropeptide in associazione a protocolli di stimolazione di intensità ancora più bassa. Lo studio ideato e condotto innanzitutto da Giuliano Taccola, vede la partecipazione anche di Tamara Coslovich e Patrizia Zanon.

Questa è la mia prima partecipazione ad un congresso, è stata un’esperienza molto eccitante. Eppoi Roma è bellissima. C’erano esperti scienziati e molti giovani ricercatori. E’ stata un’esperienza nuova confrontarsi con persone che non hanno mai seguito il tuo lavoro e quindi hanno punti di vista diversi e possono darti suggerimenti, contributi.
C’è stato interesse per i nostri dati, domande, in particolare da un gruppo di ricercatori di Roma. Entusiasmante!

Ho avuto modo di seguire conferenze e letture magistrali. Ho particolarmente apprezzato il seminario della Prof. Laura Ballerini. Anche se l’argomento del convegno era molto ampio rispetto al campo di cui mi occupo, è stata un’opportunità per approfondire argomenti molto interessanti che spaziavano in diversi e multidisciplinari ambiti delle Neuroscienze.

Rosmary Blanco

Rosmary Blanco

Rosmary Blanco -un nome che evoca Spagna e Argentina- di origine siciliana, 33 anni, ricopre da alcuni giorni in forma ufficiale il posto di tecnico di laboratorio di Spinal.

Qual è la strada che ti ha portata al Laboratorio di Ricerca di base Spinal?
Ho fatto un concorso. Sono tecnico di neurofisiopatologia, ho la laurea triennale in tecniche di neurofisiopatologia. Sono in grado di eseguire gli esami strumentali che permettono di fare diagnosi di patologie del sistema nervoso centrale e periferico, per es. potenziali evocati, elettromiografia, elettroencefalogrammi…

Hai lavorato in un ospedale?
Sì, ho vinto il concorso per un posto nell’azienda ospedaliero universitaria di Ferrara. Ho lavorato per quattro anni presso il servizio di Neurofisiopatologia del reparto di Neuroscienze e Riabilitazione.

E’ stato molto interessante e mi ha dato una solida formazione perché l’ospedale è grande e dispone di avanzate apparecchiature; le attività svolte erano molteplici: dalle registrazioni di routine ai più complessi monitoraggi neurofisiologici in sala operatoria per interventi di neurochirurgia.

Come mai si è conclusa questa esperienza che è ancora molto viva nelle tue parole?
Perché volevo avvicinarmi a casa, a Udine. Mi sentivo sempre in trasferta anche se sempre molto attiva e impegnata. Così ho fatto un concorso di mobilità per un posto al Gervasutta, ospedale che conosco bene. La destinazione, per un incarico di sei mesi, è stato il lab Spinal, contratto che poi è stato rinnovato per i successivi 9 mesi. Ho voluto fare questa esperienza.

Che cosa ti chiedono di fare a Spinal?
E’ un ambiente completamente nuovo per me e durante i 15 mesi passati ho cercato di imparare quanto più potevo. Mi occupo della messa a punto e della manutenzione delle apparecchiature, del rifornimento dei materiali e di tutto ciò che serve ai ricercatori, verifico che tutto funzioni sempre correttamente e poi ci sono anche le pratiche normative e burocratiche. Non nascondo di coltivare la  prospettiva di poter collaborare con i ricercatori e aiutarli, avere una parte nei loro progetti. Con molta curiosità, pazienza e l’aiuto di tutti qui in lab, sono stata in grado di registrare segnali elettrofisiologici da preparazioni sperimentali. Sono rimasti sorpresi ed entusiasti di questi miei traguardi. Questo mi permette di capire meglio le loro necessità ma anche di rendermi disponibile in futuro per prendere parte a progetti di ricerca sperimentali.

La tua preparazione te lo consentirebbe?
Conosco le tecniche di registrazione elettrofisiologiche, elettromiografiche… I meccanismi che sottostanno alla generazione dei segnali che andiamo a registrare… per questo aspetto si.

Che cosa ti da il laboratorio rispetto al lavoro di prima?
Un metodo di lavoro e anche di studio, sicuramente più interessante. Mi ha consentito di uscire dalla routine in cui entri nonostante la varietà di casi clinici che si può presentare. Qui invece c’è sempre qualcosa di nuovo da fare e da imparare: è molto stimolante. Esiste inoltre la speranza di poter pensare ad un’eventuale collaborazione tra il laboratorio di base e la clinica, con progetti di collaborazione, dove potrei sfruttare al meglio le mie conoscenze e competenze.

Giuliano, quanto è importante la figura di tecnico di laboratorio all’interno di Spinal?
Giuliano Taccola: Avevamo bisogno di un tecnico di laboratorio che conoscesse le nostre richieste e ci aiutasse a mandare avanti  un laboratorio che adesso conta 3 postazioni di registrazione e cinque persone: puoi immaginare i ritmi, il superlavoro che richiediamo alle nostre sofisticate attrezzature che devono funzionare sempre al meglio ed anche l’impegno burocratico per gli acquisti del materiale di ricerca. Non avrei pensato ad un tecnico di neurofisiologia per ricoprire questo ruolo semplicemente perché non ne conoscevo la preparazione ed il curriculum di studi. Trovandoci però nella fortunata situazione di avere a disposizione una figura con queste capacità la soddisfazione è doppia perché un tecnico di neurofisiopatologia possiede competenze cliniche che noi non abbiamo. Siamo interessati alla collaborazione con chi possa aiutarci ad osservare i nostri argomenti di studio anche da un’altra angolazione, nella felice predisposizione di volerci stupire.